Antonio Fomez - Un'incredibile e lunga avventura nell'arte...

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Antonio Fomez - Un'incredibile e lunga avventura nell'arte

Un articolo di Anna Maria Goldoni, nella rivista "Alpes" Sondrio, Ottobre 2015,

La vita di Antonio Fomez, un’incredibile e lunga avventura con l’arte, l’ha portato anche a dedicarsi agli scacchi ... ... Una mente, dunque, sempre in movimento e aperta a ogni nuova esperienza, osservatrice e contestatrice nello stesso tempo ma con un grande desiderio di esprimere la sua poliedrica personalità, tutto questo con estrema curiosità e vivida fantasia.

Antonio Fomez è nato a Portici (Napoli) nel 1937, ha studiato all’Istituto d’Arte e poi all’Accademia di Belle Arti, insegnando alle scuole superiori e con esperienze in alcune accademie italiane, e ha sempre lavorato in quel campo anche con illustrazioni di saggi e di opere scritte da lui. All’inizio della sua lunga carriera si è interessato al Futurismo, poi all’Arte Informale fino alla Pittura Nucleare, al Dripping e al Kitsch, sempre alla ricerca di tecniche ed esperienze nuove. Fomez, infatti, si può considerare uno dei primi, in Italia, che ha seguito il linguaggio della Pop Art soprattutto nelle sue opere legate al tema “Di ritorno da Venezia”, utilizzando vari materiali in rilievo. Il suo interesse riguarda anche la scultura, dove si cimenta con lavori molto innovativi, vedi la serie “Serpenti e parenti”, interessanti ceramiche e bronzi. Fomez, inoltre, rientra anche nel gruppo di artisti che contestarono, nel 1968, la mercificazione dell’arte. Di questo periodo sono i suoi lavori assolutamente invendibili, come delle vasche e canotti contenenti acqua e pesci. Umberto Eco gli ha dedicato, a questo proposito, una filastrocca, “Oggetti con acqua”, “…malandrino che dipingi sui dipinti, quali mostri il tuo giardino mostra, e che fantasmi estinti! ... Così popola l’interno dei tuoi quadri intertestuali gli abitanti di un inferno di congressi culturali. E non so se tu li danni a partir dalle tue arti, o in effetti tu condanni te, pur ospite a quel party”.
Artista imprevedibile, in una sua apparizione televisiva, propone, in diretta, una singolare dissacrazione della Gioconda poi, durante un periodo carnevalesco a Milano, copre la statua di Leonardo, in Piazza della Scala, con un telo, decorandola con un cesto di frutta sul capo. Da ricordare, inoltre, le sue rivisitazioni di opere celebri come quelle di Gustave Courbet e Diego Velasquez e, in occasione della Fiera d’Arte di Bologna del 1985, la pubblicazione, con Enrico Baj, Arnaldo Pomodoro, Piero Dorazio e altri famosi artisti, de “La Pagella dei critici”. Tra le sue opere figurano alcune note citazioni e “Sostituzioni dal Rosso” del 1983, quelle del 2010 della serie “Tra Pop e Kitsch “ fino all’ultima produzione del 2015, con i famosi animali di “Madagascar”, molto amati dai bambini.“Nuovi miti”, che fa parte di quest’ultima serie, è una composizione elegante con due personaggi dei cartoni animati, uno dei quali sta per essere soppiantato da quello più autoritario che non gli permette d’entrare nella stanza per farsi vedere ed essere libero d’agire.
In altre sue opere notiamo particolari inspiegabili che, come comparse inattese sul set, le rendono vive e uniche, meravigliando gli osservatori e rendendoli consapevoli di trovarsi davanti a una sceneggiatura strana e personale, quasi onirica e spettacolare. In “Krimen nella camera di Vincent”, ad esempio, dei bellissimi e squillanti colori riempiono il dipinto ma, sullo sfondo, un poster dell’eroe dei fumetti
sembra esserne il padrone incontrastato, variante moderna del soggetto famoso. Anche in “Mater dolorosa con Braque” moderno e antico si fondono come in una cometa d’arte e di ricordi; in un collage di tecniche e di soggetti, dove il santino rende più serio l’ambiente, ricollocando tutto in un’altra epoca.
In “Limoni, asparagi e piatto da Ruppolo a me”, una cascata di frutta e fiori è come una folla incontenibile che si rovescia liberamente per correre agli inderogabili impegni quotidiani, piena di colori e vivacità. “All’ombra del Vesuvio” presenta una pittrice picassiana che sta lavorando sotto lo sguardo di padre e figlio mentre, sullo sfondo, il vulcano osserva la scena come un re sovrasta la sua corte.
L’artista ha partecipato a numerose mostre personali e collettive importanti come quelle relative al premio Spoleto, alla Biennale di Pontedera, alla Galleria Zunini di Parigi, al Museo Sant’Ambrogio di Milano, all’Artexpo di New York, al San Carlo di Napoli e Artissima di Torino, solo per citarne alcune, ottenendo numerosi e considerevoli riconoscimenti.
Fomez ha scritto anche numerosi testi, quelli che vanno dal 1965 al 1994 sono stati pubblicati nel volume “Articoli Saggi” e gli altri, da questa data fino al 2009, in “Un Kiebitz racconta”, da lui “…dedicato a tutti quelli che in futuro vorranno prestare attenzione al mio lavoro artistico, e in special modo alle giovani generazioni, come quella studentessa dell’Università di Salerno che alla fine di questo mese discuterà una tesi monografica che mi riguarda”. “Kiebitz è un termine scacchistico tedesco, indica un osservatore inopportuno e ficcanaso che guarda dall’esterno o sbircia una partita di scacchi o di carte, per poi commentarla a modo suo”.
Molti altri suoi scritti sono stati riportati su giornali e riviste, come, ad esempio “La stanza delle lacrime”, che si riferisce alla camera adiacente alla Cappella Sistina, con pareti bianche e spoglie che hanno scatenato la sua fantasia, e “Patate con riso”, descrizione della preparazione di una ricetta e di come, dopo pochi minuti, “la cucina si sia trasformata in un set cinematografico, con pentole, stoviglie, coperchi e posate occupanti tutti i piani d’appoggio dell’ambiente”.
La vita di Antonio Fomez, un’incredibile e lunga avventura con l’arte, l’ha portato anche a dedicarsi agli scacchi, infatti, come socio della Scacchistica Milanese ha raggiunto la I Categoria Nazionale ma, dal 1987, ha abbandonato le competizioni definendole molto impegnative. Ha continuato, però, con delle partite amichevoli, sia in Italia che all’estero, a volte anche con grandi giocatori come quelle, sempre sotto i riflettori, con i campioni del mondo Anatolij Karpov e Boris Spasskij. Una mente, dunque, sempre in movimento e aperta a ogni nuova esperienza, osservatrice e contestatrice nello stesso tempo ma con un grande desiderio di esprimere la sua poliedrica personalità, tutto questo con estrema curiosità e vivida fantasia.

 

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"Alpes", estratto dal numero di Ottobre 2015 pag 22-23

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